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Il Museo del Gattopardo

DIMENSIONE DEL TESTO

museo gattSono passati 50 anni e la bellezza de “Il Gattopardo” rimane intatta. Cinquanta anni dopo, una copia autentica dell'originale manoscritto e del dattiloscritto del Principe, è stato donato da Gioacchino Lanza Tomasi, ed esposto nelle sale del nuovo museo di Santa Margherita di Belìce. Sono quelle pagine il vero punto di attrazione di tutto il Parco del Gattopardo che ospita già un piccolo museo delle cere dove è rappresentata una scena del “Gattopardo” viscontiano.

Ma ai visitatori non mancheranno le attrattive. Tutto il museo infatti, ruota attorno alla figura ed alle opere di Tomasi di Lampedusa. All'interno di teche sono esposte le lettere, gli appunti, la documentazione e le foto d'epoca dello scrittore, postazioni multimediali fanno rivivere i saggi critici e i film dedicati all'opera, si potranno vedere e ascoltare le interviste a Claudia Cardinale e Alain Delon, indimenticabili interpreti del film di Luchino Visconti, così come lo stesso manoscritto, la sua stesura, le correzioni apportate. Pagina dopo pagina, bozze e correzioni, fino alla stesura finale. Insomma, entrare nel museo sarà come fare un tuffo nel passato, ritornare negli anni '50, rivivere quei tempi e tuffarsi nell'atmosfera che portò lo scrittore a scrivere il suo capolavoro.

IL GATTOPARDO: ICONA DI SICILIAmuseo delle cere

Giuseppe Tomasi di Lampedusa nasce a Palermo il 23 dicembre del 1896. Visse un’esistenza fatta di viaggi all’estero, lunghi soggiorni nel palazzo paterno di Palermo e nella grande casa di campagna di Santa Margherita di Belìce. Fu proprio qui che Tomasi di Lampedusa, nel piccolo teatro della sua grande casa, assistette per la prima volta all’Amleto messo in scena da una compagnia di attori girovaghi. E fu sempre a Santa Margherita di Belìce che imparò a leggere e scrivere, sia in italiano, che in francese. Ma per il grande scrittore siciliano, autore di uno dei libri più letti nel mondo, fu importante la partecipazione al congresso letterario di San Pellegrino del 1954, al seguito del cugino poeta Lucio Piccolo. In quell’occasione, Tomasi di Lampedusa, solitamente schivo al quale, come lui stesso ebbe a dire“piaceva stare più con le cose che con le persone” conobbe, fra gli altri, Eugenio Montale, Maria Bellonci e Giorgio Bassani e fu subito dopo che cominciò a scrivere il Gattopardo. Sull'origine del “Gattopardo” si sa veramente poco. Dal ’54 al ’57 Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ripercorrendo sul filo della memoria la sua infanzia e la storia della sua antica e nobile famiglia, diede vita ad una delle più grandi scritture del ‘900 che come accade spesso ebbe un inizio editoriale travagliato. Nel 1956 venne rifiutato da Mondadori e un anno dopo, nel 1957 anche Elio Vittorini rifiutò di pubblicare il romanzo nella collana Einaudi "I Gettoni". Nello stesso anno Giuseppe Tomasi di Lampedusa muore di cancro senza godere del successo del suo romanzo, pubblicato l'anno dopo dalla Feltrinelli e curato da Giorgio Bassani. 

RINASCE IL GATTOPARDO

Un museo costruito attorno ad un romanzo. Per farne conoscere i personaggi, la vita e scoprirlo, pagina dopo pagina. Il manoscritto originale de “Il Gattopardo” del principe Giuseppe Tomasi, duca di Palma e principe di Lampedusa, è tra i “pezzi” che si possono ammirare nel nuovo Museo del Gattopardo, a Santa Margherita di Belìce. Per la prima volta non è un museo ad ospitare un'opera, ma è la struttura museale che verrà costruita attorno ad un romanzo, “Il Gattopardo”, per far conoscere ai visitatori, i luoghi descritti in quelle pagine, la vita e le opere del grande scrittore siciliano.

GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA RECITA IL SUO RACCONTO “LIGHEA”

Oltre agli elementi visivi, la grande attrattiva del Museo è data dalla possibilità di ascoltare, per la prima volta, la voce dello scrittore. A seguire, ed accompagnare il cammino del visitatore sarà infatti lo stesso Tomasi di Lampedusa, perché in tutte le sale del museo,si ascolterà lo scrittore che recita un suo racconto “Lighea”. Una registrazione unica, nata per gioco una mattina del 1956, quando ancora Giuseppe Tomasi non era famoso, ma già scriveva i suoi racconti. Quel giorno, a Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo dello scrittore,Tomasi di Lampedusa aveva regalato un registratore a nastro nuovo di zecca. E allora, per provarne il corretto funzionamento, ebbe l'idea di registrare la voce del padre adottivo, non immaginando che quella registrazione sarebbe rimasta l'unico documento audio del grande scrittore siciliano. Con in mano il Grunding e un nastro, Gioacchino e la fidanzata Mirella Radice si recarono nel palazzo di via Butera a Palermo dove abitava Giuseppe Tomasi di Lampedusa e gli chiesero di recitare uno dei suoi racconti. Quello stesso racconto, “Lighea” che i visitatori ascolteranno dalla voce di chi l'ha scritto e che nessuno, finora ha mai sentito.